mercoledì 11 novembre 2015

Falsi, saccheggi e misteri tra le sale del Museo archeologico dell'Università di Catania





Tesori ritrovati a Centuripe, monete della Magna Grecia scampate ai saccheggi del Dopoguerra, reperti provenienti da archeologi-mecenati e una silloge di falsi d’autore. E’ questo il patrimonio di 400 tesori ritrovato dall’Università degli studi etnea che sarà il nucleo del primo museo archeologico di Catania.
Non solo un museo ma anche una testimonianza di difesa del patrimonio archeologico a rischio come evidenzia Edoardo Tortorici, curatore dell’allestimento e docente di Topografia antica all’Ateneo di Catania. <Tutto risale agli inizi del Novecento quando Paolo Orsi e Guido Libertini tentarono di bloccare il traffico di reperti archeologici verso l’estero – dice il professore Tortorici –. Erano gli anni in cui Centuripe veniva sfregiata dagli scavi clandestini e i suoi tesori venduti a collezionisti internazionali. Un mercato che Orsi e Libertini cercarono di interrompere acquistando i reperti di particolare pregio che sono oggi il nucleo della collezione del museo archeologico dell’Università>.
Per salvare parte del patrimonio, ancora prima, alla fine dell’Ottocento, Orsi donò una cassetta di reperti provenienti dagli scavi di Megara Hyblaea all’allora rettore Schiapparelli come testimonia una corrispondenza tra i due studiosi che è servita alla ricostruzione dell’allestimento. <Fa parte del museo anche una parte della grande collezione di monete di monsignor Ventimiglia – aggiunge il docente Tortorici – purtroppo distrutta dai saccheggi del passato. Un tesoro di migliaia di monete antiche tra cui d’oro e d’argento che scomparve fino a quando, negli anni ’50, Libertini divenne rettore di Catania e fece un sopralluogo nei sottotetti di Palazzo dell’Università dove rinvenne due mobili settecenteschi, con i cassetti aperti e decine di monete per terra. Ritrovò così una parte della collezione Ventimiglia con preziosi numismatici di bronzo dall’età greca a quella bizantina>.
Monete che saranno esposte solo tra qualche mese nel nuovo museo per ragioni di sicurezza, mentre sono già state allestite le vetrine con vasi, terrecotte e altri preziosi reperti provenienti dalla Sicilia oltre che i due mobili ritrovati da Libertini e fatti costruire da monsignor Ventimiglia per custodire le sue monete antiche. Un patrimonio di grande valore di proprietà dell’Università etnea che si è arricchito negli anni: dopo il 1953 gli eredi di Libertini donarono la collezione del padre all’Ateneo e così altri mecenati. Una parte di questi reperti dell’antichità venne esposta dall’Istituto di Archeologia dell’Università in alcune bacheche lignee del Palazzo di piazza Università. Poi la scuola accademica venne spostata in via Sangiuliano dove rimasero i reperti con grandi proteste legate a ragioni di sicurezza che spinse la Soprintendenza a far spostare i materiali nei locali di Castello Ursino prima e a casa Vaccarini successivamente. <In questi ultimi anni – dice Tortorici – grazie a un progetto Catania-Lecce, l’istituto di Archeologia, la biblioteca e la facoltà si trovano insieme a Palazzo Ingrassia dove verrà inaugurato il museo>. Un lavoro affiancato da un pregiato catalogo firmato dal Tortorici e dalla sua èquipe di docenti e che verrà arricchito da Officine culturali con visite e progetti seguiti con passione ed entusiasmo dagli esperti guidati da Ciccio Mannino. 

Tra le curiosità del nuovo museo vi è la sezione dedicata ai falsi. Per la prima volta, infatti, viene data dignità a reperti che narrano un aspetto importante dell’archeologia. <Molti pezzi di Centuripe venivano perfettamente riprodotti da un’officina specializzata appartenente alla famiglia Biondi, un restauratore che aveva lavorato al museo di villa Giulia e dunque di grande esperienza e bravura – racconta Tortorici – tanto da aver venduto i suoi pezzi anche ad esperti archeologi tra cui lo stesso Libertini e anche da Emanuele Rizzo. Fu solo in seguito, tra denunce e prese di posizione, che questi pezzi vennero riconosciuti come falsi. Ma addirittura Mussolini ne ebbe in dono uno da un gerarca fascista e fu il duce a donarlo al museo di Napoli dove ancora oggi si trova>. Molti di questi falsi, come spiega Tortorici, si trovano in alcuni musei d’Europa e persino al Getty museum. Ed è per questo che nel museo di Catania ne verranno esposti 80 in un settore ad hoc come esempio di storia della museologia. 
Tra le varie opere in mostra anche una pisside di Centuripe con la raffigurazione di un’offerta di doni alla sposa che è stata esposta al Getty museum nel 2013 ottenendo in 3 mesi oltre 300mila visitatori. <Sarà uno dei nostri gioielli – dice il docente -. Questo museo rappresenta il primo museo archeologico di Catania e narra la storia legata ai grandi collezionisti del passato. Rappresenta il gusto e le scelte di appassionati alla ricerca del bello. Un museo che, oggi, non si potrebbe più allestire>.
Isabella di bartolo

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