martedì 27 ottobre 2015

Agrigento, lo zoo archeologico all'ombra dei templi





Non solo templi greci. Il Parco da 1.300 ettari che racchiude le meraviglie dell’antica Akragas sperimenta lo zoo archeologico. Caprette, conigli e api – rigorosamente appartenenti a specie protette – sono coccolati tra i resti templari insigniti del riconoscimento Unesco.
Un progetto avviato con entusiasmo e curiosità dall’ente parco di Agrigento che mira non solo alla tutela degli animali che un tempo popolavano questo lembo della Sicilia, ma anche alla riscoperta dei prodotti ad essi legati. <Si tratta di un esperimento che ci ha già reso felici – dice il direttore del Parco di Agrigento, Giuseppe Parello – perché poche settimane fa, nel recinto delle caprette, sono nati due piccoli tra la gioia dei bambini che si trovavano in visita tra i templi e la curiosità dei tanti turisti e di tutti i collaboratori del Parco. Abbiamo voluto fortemente iniziare quest’avventura che è appena cominciata>.



Oltre alle caprette Girgentane, all’interno della vasta area archeologica e naturalistica insignita dell’Unesco, si trovano anche coniglietti selvatici. <Questi animali sono liberi di saltellare all’interno della riserva del Parco – dice il direttore – poiché si tratta di un’oasi protetta dove, dunque, possono vivere in un ambiente sicuro e piacevole. I turisti, quando li scorgono tra i resti antichi del Parco, ne sono entusiasti e questo certamente arricchisce il valore stesso della Valle dei Templi che non è solo un luogo di cultura tra le meravigliose vestigia del passato ma anche dove poter passeggiare tra la natura e gli animali>. Nei terreni del Parco archeologico, infatti, ci sono anche mandorleti, vigneti, uliveti; si coltivano piante di mirto, carrubbo e pistacchio.
Ed è qui che la direzione del Parco ha voluto ricreare l’habitat adatto per far vivere l’ape nera Sicula, a rischio estinzione. <Stiamo cercando di ripopolare la zona attraverso l’introduzione di alcune arnie – dice Parello – Queste api, nel corso del tempo, sono state soppiantate da altre specie più produttive; il nostro intento è quello di salvarle e riportare nelle terre dell’antica Akragas anche la fauna autoctona. Il progetto di reinserimento dell’ape nera Sicula è partito lo scorso anno e sta funzionando, sebbene si tratti di un processo abbastanza lungo che adesso vedrà il coinvolgimento di allevatori privati>. Le arnie sono una decina e si trovano nell’area di San Marco, accanto a un agrumeto che si trova nei pressi dell’Ipogeo Giacatello. Le api producono dunque il profumato miele di zagara che, in futuro, l’ente parco vorrebbe vendere come accade già con altre produzioni come l’olio di oliva e il vino. Il Parco archeologico, infatti, firma la produzione di alcune eccellenze con il marchio Diodoros. <I nostri prodotti vengono venduti nello shop all’interno del Parco – dice Parello – ma anche in negozi convenzionati. Il nostro marchio è depositato della Valle dei templi e concesso anche a privati che utilizzano disciplinari di produzione da noi controllati>. Un business made in Akragas da cui l’ente parco ricava vantaggi economici che contribuiscono al suo bilancio autonomo. Il Parco è infatti l’unico della Sicilia ad autogestirsi applicando così la legge 20 del 2000 che istituisce queste strutture.
<Il nostro miele è buonissimo – dice Parello – e abbiamo un progetto ambizioso: vorremmo produrre il miele dai fiori di mandorla. Pur sapendo che è un processo delicato e difficile, anche perché la durata dell’infioritura dei mandorli è molto breve, vogliamo provarci perché sarebbe un’eccellenza unica. Il fiore del mandorlo della valle dei Templi e il suo miele prodotto dall’ape nera Sicula significherebbe essere riusciti a riappropriarci delle radici del nostro passato e del nostro territorio>. 

Oggi i turisti, su richiesta, possono anche visitare il luogo che racchiude le arnie così come il recinto delle caprette Girgentane. Anche queste a rischio estinzione, sono presenti nel Parco archeologico attraverso un accordo con un’associazione dedita alla salvaguardia della capra e con il presidio Slow food. Ammirare il paesaggio della Valle dei templi con le caprette che ne brucano l’erba significa fare un tuffo nel passato, come ricorda il direttore Parello accennando all’iconografia legata ai Templi e al paesaggio bucolico. <Lo scopo è quello di salvaguardare la specie – dice l’architetto - e promuovere la produzione legata alla capra Girgentana: formaggi di grande qualità da un latte pregiatissimo. Oggi abbiamo 4 caprette e 2 piccoli all’interno del recinto che si trova vicino al tempio della Concordia, lungo la via Sacra, indicato da un pannello esplicativo che racconta il progetto, la peculiarità della razza e la sua evoluzione. Ma soprattutto affascina i bambini che qui giocano, scoprono l’archeologia e si entusiasmano con i nostri laboratori didattici a loro dedicati>. Domenica, infatti, come ogni mese, porte aperte alle famiglie con iniziative che coniugano il gioco alla conoscenza del passato. 



Isabella di bartolo (riproduzione riservata)

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