Sotto quale lembo di terra dorme il teatro greco di Lentini? L’antica città del leone – Leontinoi, appunto – che ha festeggiato 2750 anni dalla fondazione da parte dei Calcidesi, era una colonia greca fiorente e bellissima. Popolata da locali e greci di Calcide giunti in questo scorcio della Sicilia sotto la guida di un certo Tukles, come racconta Tucidide, esattamente 5 anni dopo la fondazione di Siracusa ad opera dei Corinzi.
Leontini nasce nel 729 avanti Cristo su una lussureggiante collina a sud della piana del Simeto, già abitata dai Siculi e diventa una città ricca, colta e famosa nel resto del Mediterraneo a cui è legato il nome del filosofo Gorgia, del tiranno Panezio, come narra Aristotele, che fu anche il primo tiranno della storia dell’Isola. Al mito dei campi leontinoi è legato anche Ercole, capo dei Fenici, che uccise un leone e difese la città che lo celebrò con il nome stesso Leontinoi, appunto.
“Una città particolare – dice Massimo Frasca, archeologo, docente all’Università di Catania e già direttore della Scuola di specializzazione di archeologia siciliana - perché mentre le polis greche in genere sono pianeggianti come Siracusa, Leontinoi invece sorse tra due colline scoscese e una valle nel mezzo dove Polibio individuava l’agorà mentre in alto, sulle spianate, erano i grandiosi templi. Una città unica tra le greche occidentali e della Magna Grecia, fondata con un preciso intento: occupare la piana di Catania. I calcidesi ci riescono e sfruttano la strada principale che collegava Catania a Pantalica, una sorta di autostrada dalla costa all’interno dove il fiume garantiva spostamenti e un porto”.
Polibio la descrive grandiosa, con due colli e due porte di accesso, con case scavate nella roccia. Una città monumentale con un teatro costruito all’interno dell’abitato, come narrano molte fonti storiche. “Sì, il teatro esisteva e occorre cercarlo – dice Giorgio Franco, promotore del comitato tecnico-scientifico in occasione delle celebrazioni dei 2750 anni -. Ricordo che, quando ero adolescente, mi lasciai suggestionare dalla lettura de La maschera di Apollo, un romanzo storico dell’inglese Mary Renault che intreccia i mondi del teatro e della politica in Sicilia, durante il III secolo avanti Cristo, ambientando alcune scene proprio a Leontinoi e presso il suo teatro. Poi, durante gli studi universitari a Catania, le ricerche hanno soddisfatto le mie suggestioni”.
Di un teatro a Leontinoi parla Plutarco, nelle vite di Dione e Timoleonte, scrivendo: “nel grande silenzio del teatro si alzò e incominciò a parlare Dione”. Anche lo storico Sebastiano Pisano Baudo nella sua Storia di Lentini del 1974, scriveva: “Abbattuta Leonzio nella sua autonomia, ma soggiogata giammai, mantenne sempre il suo splendore e la sua magnificenza nei monumenti civili e religiosi, nel foro, nel ginnasio, nel teatro, nei templi”. Descrivendo la magnificenza della polis dove “esiste ancora il sentiero percorso dal tiranno Geronimo nell'opposto lato del Castellaccio, che guarda a mezzogiorno, e che porta nella placida valle, ov’erano il foro e il teatro”. Un’altra indagine è quella del grecista e archeologo leontino Salvatore Ciancio che, in una pubblicazione del 1965, collocava la presenza di un Odeon presso contrada Caracausi-Piscitello.
Isabella di bartolo

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