giovedì 27 agosto 2026

Comiso, apre le porte un nuovo museo intitolato al maestro ceramista Nino Caruso.

Il Museo “Nino Caruso” apre le porte. Il Comune di Comiso inaugura un nuovo spazio dedicato alla memoria, alla ricerca e alla valorizzazione di uno dei grandi protagonisti della ceramica contemporanea con l’obiettivo di illustrare il suo linguaggio, la sua visione e il legame profondo con la materia ceramica.




Comiso fa parte della Rete dei Musei Comunali promossa da Anci Sicilia, un’iniziativa strategica che connette oltre 100 comuni e più di 200 siti dell’Isola. Questo importante network nasce con l’obiettivo di valorizzare, digitalizzare e mettere a sistema le realtà culturali civiche e locali, creando un vero e proprio “arcipelago” d’arte. Attraverso strumenti tecnologici avanzati, itinerari geolocalizzati e una promozione integrata, la rete di Anci Sicilia contribuisce a contrastare l’isolamento dei centri minori, trasformando la ricchezza culturale diffusa in un volano di sviluppo economico e turistico sostenibile per l’intero territorio regionale.



Il nuovo Museo intitolato a Nino Caruso espone oltre cento sculture e manufatti rappresentativi della ricerca e del contributo alla ceramica contemporanea del Maestro che ha inteso affidare alla comunità, cui era fortemente legato, un patrimonio capace di testimoniare il suo percorso creativo di rilievo internazionale e, al contempo, di generare nuove opportunità di crescita culturale per il territorio. Un’istituzione culturale aperta al confronto con la complessità del presente, interprete delle trasformazioni sociali e culturali attraverso linguaggi, pratiche e forme di coinvolgimento sempre più aperte e interdisciplinari. Un presidio culturale stabile e riconoscibile integrato, nel sistema culturale del Comune di Comiso, al Museo Civico di Storia naturale.




Figura centrale nel rinnovamento della ceramica del secondo Novecento, Nino Caruso ha contribuito al superamento della dicotomia tra arte e artigianato, collocando il materiale ceramico nel campo della ricerca plastica, architettonica e urbana, nonché nel dialogo con il design contemporaneo. La sua attività – dal ruolo nel World Crafts Council alla fondazione del Centro Internazionale di Ceramica a Roma, fino all’impegno didattico e seminariale in Europa, Stati Uniti e Giappone – testimonia una concezione dell’arte come pratica condivisa e come trasmissione strutturata del sapere. Scrisse di lui un’importante rivista internazionale: “…una figura straordinaria, protagonista dei movimenti artistici del secondo dopoguerra.... è stato un ambasciatore internazionale della ceramica nei cinque continenti”.

Ha esposto in tantissime mostre e realizzato importanti interventi di arte pubblica. Affermò il suo ruolo sulla scena internazionale già negli anni Sessanta, con importanti esposizioni, tra le quali la Mostra Internazionale di Arte Ceramica Contemporanea nel 1964 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo in Giappone, Paese che lo ha apprezzato al punto da dedicargli una grande retrospettiva anche dopo la scomparsa. Stessa cosa ha fatto il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza con la retrospettiva Nino Caruso – Forme della Memoria e dello Spazio curata dalla Direttrice Claudia Casali.




La Presidenza della Repubblica Italiana, nell’ambito del progetto Quirinale Contemporaneo, ha acquisito nel 2022 la scultura Memorie di Sicilia, esposta nei giardini della Tenuta presidenziale di Castelporziano.

Il Museo occupa uno spazio dell’ex Mercato Casmeneo voluto dallo stesso Caruso, completato grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea del 2024. Il progetto di allestimento è stato redatto dall’Architetto Michele Liccese insieme a Nino Caruso e con la collaborazione dell’Architetto Sandro La Perna.



Il percorso espositivo è articolato in tre grandi sale in cui le opere sono esposte con un criterio cronologico e tematico. In ognuna delle sale, in linea con gli indirizzi del Ministero della Cultura in materia di accessibilità, si avvia un percorso di fruizione tattile che consente ai visitatori di esplorare direttamente alcune opere originali attraverso il tatto, ampliando le possibilità di accesso alla conoscenza e all’esperienza estetica.

Sala 1. La serie Arcaica presenta opere realizzate con la tecnica a colombino, caratterizzate da immagini di esseri umani e altre creature viventi rifinite con uno smalto grezzo. Forme e decorazioni antropomorfe che traggono ispirazione da antiche anfore greche, da manufatti etruschi e dalla consistenza delle rocce dell'Addaura, in Sicilia. La serie Design presenta invece una serie di oggetti d’uso, dove le maioliche superano la funzione decorativa, realizzata attraverso l’applicazione dell’originale tecnica del colaggio frutto della sperimentazione che Caruso aveva sviluppato in ambito architettonico.

Sala 2. Opere realizzate perfezionando la tecnica del colaggio per esplorare lo spazio e realizzare sculture e opere murali legate a temi mitologici, topografici e all’architettura del Mediterraneo. Testimoniano il passaggio dalla dimensione dell'oggetto a quella dell'ambiente, segnando una fase in cui la ceramica diventa strumento per costruire relazioni tra superficie, luce e architettura. Le Lucerne, invece, reinterpretano forme della tradizione in un linguaggio essenziale.

Sala 3.

Presenta testimonianze di come la ricerca di Caruso lo condusse a concepire lo spazio come sistema costruttivo, applicato in architettura e nella produzione industriale, approccio al design che trova espressione in numerose installazioni in contesti internazionali.

Esposti alcuni elementi della collezione “Marazzi Forme”, primo esempio di industrializzazione dei moduli ceramici tridimensionali, che superarono la distinzione tra piastrelle per pavimenti e rivestimenti per diventare vere e proprie strutture architettoniche e arredi. “È proprio il rapporto costante per più di un decennio con l’industria ceramica a rendere unica la figura di Caruso nel panorama culturale italiano”, scrive il Curatore del Catalogo, Marco Meneguzzo.

A chiudere il percorso espositivo i Feticci, testimonianza dell'ultima stagione della ricerca di Nino Caruso, in cui sembra tornare alle domande essenziali che hanno attraversato tutta la sua produzione, la presenza umana, la memoria, il simbolo. Nella loro essenzialità, i Feticci appaiono come figure sospese tra antico e contemporaneo, affidando alla materia il compito di custodire ciò che resta dell'esperienza umana

Agrigento, non solo templi: affiorano case e decori di epoca ellenistica e romana

Le recenti indagini archeologiche nel Quartiere Ellenistico Romano della Valle dei Templi di Agrigento stanno restituendo un'immagine del tutto nuova della vita quotidiana, delle abitazioni e dei luoghi di culto dell'antica Akragas.

Le ricerche, condotte dagli archeologi del Parco Archeologico insieme al team dell'Università di Bologna, si sono concentrate sull'Isolato IV, portando alla luce elementi inediti che testimoniano secoli di riuso e continuità abitativa di monumenti e domus.

Mosaici, dipinti e un luogo di culto tardoantico

Tra le scoperte più rilevanti emerse nell'Isolato IV figurano le pitture murali e i mosaici pavimentali di un edificio dalla funzione singolare, affiancati dalle tracce di un ambiente di culto di epoca tardoantica.

Per chiarire i molti interrogativi su queste fasi storiche, le attività di ricerca proseguiranno nei prossimi mesi con lo studio di laboratorio sui materiali recuperati:

  • Reperti archeologici e ceramici, per definire la cronologia dei livelli di frequenza.

  • Resti osteologici umani e faunistici, utili a comprendere la composizione della popolazione e la dieta.

  • Evidenze carpologiche (semi e resti vegetali), fondamentali per ricostruire l'ambiente antico, l'agricoltura e le pratiche rituali delle comunità insediate nel sito.






Il confronto con Eraclea Minoa e la pittura antica

L'attività degli studiosi non si è limitata ad Agrigento. L'attenzione si è estesa all'edilizia residenziale e alla pittura murale antica nel vicino sito di Eraclea Minoa, permettendo un confronto diretto tra le tecniche costruttive e le scelte decorative utilizzate nei diversi contesti della Sicilia centro-meridionale.





Una nuova prospettiva: il Medioevo nella Valle dei Templi
I dati raccolti aggiungono un tassello fondamentale alla storia della città, dimostrando una continuità di vita che si spinge ben dentro l'età medievale.

A differenza della storiografia tradizionale, che leggeva spesso i secoli tardoantichi e medievali come un periodo di sola decadenza e impoverimento, i nuovi dati archeologici testimoniano fasi di reale sviluppo e riorganizzazione monumentale, capaci di riflettere trasformazioni urbane e sociali con una visione del tutto rinnovata rispetto al passato classico.



INFO PRATICHE PER LA VISITA


Dove si trova: Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Strada Statale 118, Agrigento (AG).

Orari di apertura: Tutti i giorni dalle 08:30 alle 20:00 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura). Durante i mesi estivi il Parco propone anche aperture serali e notturne.

Biglietto d'ingresso:

Intero: 14,00 € (parco) | 17,00 € (cumulativo Parco + Museo Archeologico Pietro Griffo).

Ridotto: 7,00 € per i cittadini UE tra i 18 e i 25 anni.

Gratuito: Per i minori di 18 anni e per tutti la prima domenica del mese.

Come raggiungere il Quartiere Ellenistico Romano: L'area abitativa si trova nella zona alta del Parco, accessibile dal varco di Porta V (contrada San Nicola), nei pressi del Museo Archeologico.

Sito ufficiale per prenotazioni: parcovalledeitempli.it