Una poderosa porta di accesso alla città incassata nella roccia e circondata da alte e spesse mura. Selinunte ritrova la sua cinta muraria arcaica costruita prima del 409 avanti Cristo quando i Cartaginesi, dopo un terribile assedio, riuscirono ad entrare in città e a distruggerla.
La scoperta dei resti delle mura è avvenuta poche settimane fa grazie a una campagna di scavi interamente pagata dal parco archeologico di Selinunte, curata dai ragazzi di Archeofficina sulla scia di quanto studiato e ipotizzato da Dieter Mertens e dall'Istituto Germanico di Roma.
I visitatori potranno dunque scoprire l'altro volto della città più antica scorgendo i resti maestosi delle mura che difendevano Selinunte e le tracce della porta Nord da cui si entrava in città. Poco fuori, c'era il cimitero con oltre 5.000 tombe (trafugate dai tombaroli negli anni Sessanta); entrando dalla porta, invece, si attraversava il quartiere artigianale con le sue botteghe di vasai e la fornace, da qui passavano anche i cortei funebri.
Dalla porta Nord si giungeva al cuore della polis e, attraverso la via Sacra, ai suoi monumenti. Selinunte, insomma, è ancora da scoprire ma il fascino di questa nuova scoperta è quella di un luogo immerso nel silenzio dove la voce del vento racconta di battaglie e sacrifici agli dei. Dove il paesaggio di colline verdi che sovrastano il mare di Marinella resta uno spettacolo senza eguali al mondo.